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STORIA DEL COLORE BIANCO. Tra mito e curiosità

August 8, 2018

 

 

 

Tecnicamente il bianco è un colore con elevata luminosità, ma senza tinta. Più precisamente contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico ed è chiamato anche colore acromatico. È l'opposto del nero, che rappresenta l'assenza di colori. Ma con il nero condivide molte piu cose di quanto si possa pensare: ad esempio, entrambe per ragioni opposte piu che colori, sono sfumature in relazione alla luce, il nero nella assenza, il bianco nella assolutezza, nel mezzo tutte le variabili di entrambe.

L'impressione della luce bianca è creata dall'unione di certe intensità dei colori primari dello spettro: rosso, verde e blu.

 

 

Il bianco è comunemente considerato il colore della purezza, dell'innocenza e della castità. E' una tinta impersonale, eppure capace di trasmettere una profonda eleganza. Viene utilizzato per rappresentare i concetti di ordine e pulizia (se pensiamo a delle lenzuola bianche o al camice di un dottore, l'accostamento inconscio con un ambiente asettico e immacolato è immediato) e per dare un taglio essenziale e sofisticato ad un progetto grafico.

 

Psyché ranimée par le baiser de l'Amour - Antonio Canova - Louvre, Paris, France

 

In alcuni paesi orientali, in cui la cultura porta a cambiare il punto di vista delle cose, il bianco rappresenta la morte (in quanto viene considerato il colore degli angeli, delle nuvole e del paradiso); nelle civiltà occidentali, invece, è utilizzato prevalentemente per rappresentare il matrimonio: la sposa nella tradizione veste di bianco, per esprimere castità e purezza, ed è con questo colore che vengono realizzate le composizioni grafiche relative ai matrimoni, ai battesimi e alle comunioni: in pratica, a tutte le cerimonie che nella tradizione religiosa devono comunicare un senso di candore e virtù. Il bianco è anche un must di molti siti fotografici, perchè grazie al colore neutro in background le immagini appaiono più vivide e diventano il punto focale della pagina.

 

 

Questo colore evoca la purezza, la verginità e la spiritualità, la luce lunare, il latte e le perle che sono bianche come la cenere e le ossa, ma la simbologia primaria è quella della luce, elemento fondamentale dei miti della creazione. Comunque, per il suo potere impersonale ed al tempo stesso totalizzante, in tutte le religioni il bianco è il simbolo della divinità, anche il cristianesimo associa la luce alla realtà spirituale.

 

Andrea Mantegna “Il Cristo morto” (1490)

 

 

Nelle fiabe il bianco indica la luce del giorno, la salvezza dell'eroe o l'intervento di una forza benefica, nella mitologia è il colore di creature speciali soprattutto quelle che attraversano il confine tra il reale e l'immaginario: unicorni, pegaso, uccelli bianchi, cigni, conigli bianchi come quelli di Pasqua.

 

 

Un buon esempio è questa incisione del 1827 (realizzata a mezzatinta su lastra di rame) di John Martin, eseguita per illustrare il Paradiso perduto di John Milton, la scelta dell’autore è quella di non far comparire direttamente la figura dell’arcangelo Michele, ma piuttosto di farne intuire l’implacabile presenza attraverso il suo abbacinante bianco fulgore. I bagliori che egli emana filtrano nell’apertura della roccia che circonda il giardino paradisiaco, da cui usciranno Adamo ed Eva, unitamente alle tenebre del peccato cui oramai inesorabilmente appartengono.

 

 Cachemire, olio su tela di John Singer Sargent· Allentown Art Museum Of The Lehigh Valley

  

 

Il bianco da una connotazione positiva anche ad esseri notoriamente malefici: il Drago, notoriamente essere malefico, se è bianco, è un drago buono. In molti cartoni animati e nelle fiabe il bianco esprime l'ideale della ragazza pura ed eburnea basti pensare a Biancaneve: la madre desiderava una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l'ebano. Ma anche i cavalieri, quelli buoni e salvatori sono su di un cavallo immancabilmente bianco.

 

 Robert Campin (1378/79-1444)

 

 

Come abbiamo detto la caratteristica del bianco è la fusione di tutti i colori dello spettro; esso non contiene alcuna tonalità dominante di altri colori e quindi rappresenta la libertà, la perfezione, l'ascesi. Il bianco è il colore della trasparenza, dell'illuminazione, della purezza, della nuova vita. Esprime l'archetipo dell'assoluto e della luce. Nella preferenza c'è voglia di libertà, di scioltezza e di tensioni verso dimensioni che vanno "oltre". Nel rifiuto è presente l'ansia nei confronti della trascendenza e la fuga dalla libertà, dalle decisioni, dalla responsabilità verso un processo di crescita interiore. Basti pensare alle tuniche spesso bianche dei sacerdoti e degli adepti dei culti ascetici.

 

Giovanni Boldini - Signora in Bianco 
 

Gran parte dei vissuti psicologici del bianco trovano la loro spiegazione nella luminosità dell'alba e nel chiarore lunare, all'inizio e alla fine della vita diurna. Per tale ragione, nella colorazione di punti cardinali, in numerose popolazioni esso è il colore dell'Est o dell'Ovest, i luoghi, cioè, dove ogni giorno nasce e muore il sole. Secondo un'antica e radicata convinzione, nel primo caso il bianco è esperito come somma di tutti i colori, nel secondo come totale assenza degli stessi.

 

La Lavandaia di Toulouse Lautrec

 

 

Sommando in sè tutte le altre tonalità, il bianco diviene colore della totalità e dell'assoluto, che lo rende intrinsecamente partecipe all'immagine del divino e alle rappresentazioni del trascendente. Nella mitologia slava, ad esempio, troviamo Byelobog (dio bianco), nei territori africani Bumba, la candida divinità creatrice. Dello stesso colore poi ci sono le vesti del papa cristiano, dei brahamani induisti, degli antichi druidi celti o dei Mani egiziani.

 

Bethe Morisot  - La tolette della signora

 

 

In termini psicologici, dunque, il bianco, in quanto colore dell'interezza e delle divinità assolute, si presta in modo pregnante ad esprimere il Sè, l'uomo totale, l'individuo realizzato nella sua totalità, in quanto sè e Dio. Il bianco passa a rappresentare soprattutto la perfezione divina, intesa come summum bonum: "il colore bianco fu dapprima simbolo dell'unità divina; più tardi esso designò il principio buono che lottava contro il cattivo".

 

 Claude Monet

 

 

In quest'ottica, allora, esso diviene il colore della purezza, del candore, della potenza benevola e protettrice, della magia bianca che lotta contro le potenze maligne della magia nera, del sacro fiore di loto.  Se il nero è il colore notturno e di tenebra, il bianco deve il suo effetto psichico positivo poichè è orientato verso il diurno e il chiarore, esprimendo in tal modo il colore delle grandi divinità della luce. Questo bianco solare, quindi, diviene rappresentazione della rivelazione, della grazia, della coscienza diurna illuminata, avvicinandosi al giallo dell'oro e spiegando in tal modo l'accostamento dei due colori sulla bandiera del Vaticano.

 

Johann Heinrich Füssli il “Silenzio”

 

Inversamente al riconosciuto valore luminoso del bianco, di quest'ultimo si affianca anche un opposto pallore opaco, livido, evanescente, il pallidus latino, E' questo il bianco dell'Ovest che porta all'assenza, al vuoto notturno, alla scomparsa della coscienza e dei colori diurni, il bianco opaco della morte che assorbe l'essere o lo introduce nel mondo lunare. Per gli aztechi, ad esempio, il bianco era l'Ovest, la morte, così come il colore di lutto lo è in Africa, in Asia e in alcuni territori slavi.

 

Unicorno. Pittura su tela di Moreau (1826-1898). 70x54cm

 

Il bianco funerario, però, sembra spesso evolvere verso gli aspetti eterei e vivificatori della morte, a differenza del nero che ne esprime soprattutto gli aspetti più mortiferi. Infatti, anche quando è colore della morte, il bianco può rimandare al nuovo inizio o al ricongiungimento con la luce divina. Il bianco poi, come da un lato sottolinea  tutto ciò che è chiaro, puro, buono e innocente, d'altro, quale assenza di colore, può significare  anche la mancanza di vita, di sentimento, il vuoto, la solitudine e la sventura.

 

 

Come assenza di colore, dunque, esso può anche essere la tinta delle apparizioni, degli spiriti o dei fantasmi, come il re germanico Alberico, detto il bianco, oppure Ciuateteo, pallidi spettri della mitologia azteca. Infine, il bianco vivificante dell'alba e quello mortifero lunare, diviene un colore privilegiato per tutti quei riti iniziatrici, che seguono il classico schema di morte e rinascita: nell'antica Roma, bianco era l'abito del candidato, di chi cioè stava per mutare condizione, e bianche sono tuttora le vesti associate a riti di passaggio come il battesimo, la comunione o il matrimonio.

 

 

Il Bianco Nell'Arte

 

Bianco. Un non-colore. Ma anche l’insieme di tutti i colori possibili. Bianco per schiarire, bianco per lumeggiare, bianco per tracciare sul nero.

E bianco su bianco? Che senso ha fare qualcosa che abbia lo stesso colore di ciò che ha intorno? Come potrà delinearsi una forma o una figura se si confonde con lo sfondo?

“Il bianco ci colpisce come un grande silenzio che ci sembra assoluto”, ci spiega allora Kandinsky. Ecco, il bianco come assenza di suono. Come luogo della purezza, luogo del niente o luogo dell’invisibile…

 

Il bianco Ryman

 

 

“L’uomo non si volta neppure. Continua a fissare il mare. Silenzio. Di tanto in tanto intinge il pennello in una tazza di rame e abbozza sulla tela pochi tratti leggeri. Le setole del pennello lasciano dietro di sé l’ombra di una pallidissima oscurità che il vento immediatamente asciuga riportando a galla il bianco di prima. Acqua. Nella tazza di rame c’è solo acqua. E sulla tela, niente. Niente che si possa vedere […] «acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare con il mare» – ed è un pensiero che dà i brividi”.

 

Lucio Fontana Concetto Spaziale, Pillola​

 

Il bianco, dunque, può raccontare storie di silenzi, di nascondimenti, di sottrazioni progressive fino alla soglia del nulla. Ed è proprio con un esercizio di estrema astrazione che è cominciato tutto quanto.

Correva l’anno 1918 quando Kazimir Malevic, pittore russo fondatore del Suprematismo, realizzò una tela impensabile. Un quadrato bianco su fondo bianco. Solo un’impercettibile linea di contorno delinea il perimetro di un’area quadrangolare, leggermente ruotata.

 

il bianco di Malevich

 

È come se avesse voluto delimitare un luogo mentale, astratto perché quadrato, un non-oggetto, ma non per questo meno possibile. E la differenza, leggera ma decisiva, tra le due tonalità di bianco sancisce l’esistenza di quel luogo protetto. Quasi invisibile. Quasi.

Perché si fa presto a dire bianco… Chiamiamo bianco, con estrema leggerezza, tutto ciò che appare come il punto più chiaro del campo visivo. Ma raramente due bianchi coincidono…

Il bianco di Kelly

 

Guardate quante gradazioni di colore siamo capaci di definire bianco!

Dopo Malevic bisognerà aspettare altri trent’anni per rivedere il bianco così protagonista. Tra le sue astrazioni e quelle del secondo dopoguerra si trovano solo gli esperimenti in rilievo di Ben Nicholson degli anni Trenta. Qui il gioco dei bianchi si basa su leggere forme geometriche rivelate dai diversi livelli di questo ‘stiacciato’ contemporaneo.

 

il bianco Nicholson

 

Tanti pittori, dagli anni Cinquanta in poi, dipingeranno le loro tele di un bianco perfetto e uniforme. Il quadro, così, appare vuoto, come se non fosse stato mai toccato. Come il foglio candido che blocca lo scrittore. Come se l’artista avesse predisposto un divenire. E il quadro possiamo immaginarlo noi continuando a cercare nel bianco la traccia di qualcosa.

Sono così i pannelli di Robert Rauschenberg, ad esempio.

 

Il bianco di Rauschenberg

 

Al fascino quasi mistico del bianco su bianco gli artisti non resistono. Tele sorprendentemente simili si ritrovano tra i maggiori esponenti dell’arte concettuale, spazialista, pop, povera e minimalista.

Piero Manzoni (sì, quello delle scatolette di merda d’artista…) ha increspato con tessuti e gesso la superficie bianca dei suoi Achrome (opere prodotte tra il 1957 e il 1963). L’effetto è quello di un letto sfatto o di un’elegante plissettatura orizzontale. L’invisibile assume spessore e materia.

 

Il bianco di Manzoni

 

Molto più regolari sono invece le texture create da Enrico Castellani attraverso composizioni di chiodi che tendono dal retro la tela. Solo la direzione radente della luce può rivelare la trama nascosta attraverso il chiaroscuro.

 

il bianco di Castellani

 

Nel caso di Alberto Burri il bianco si frammenta e le ombre delle fenditure disegnano in maniera netta l’immagine di un terreno inaridito.

 

il bianco di Burri

 

Questa apparente regolarità diventa precisione millimetrica nei tagli che Lucio Fontana opera sulle sue tele. Molte sono bianche. Ma non è il bianco originale del supporto. Sono state comunque dipinte.

La superficie così, irrigidita dalla pittura, reagisce alla fenditura in modo più netto. Il taglio si apre solo di poco, quanto basta per cambiare il corso della storia dell’arte…

 

il bianco di Fontana

 

Quello di Jasper Johns, invece, è un lavoro di tono-su-tono. Le sue serie numeriche, i suoi alfabeti o la bandiera USA diventano degli esercizi di sfumature e spessori pittorici. Appena leggibili. Come mappe del tesoro scritte con l’inchiostro simpatico…

 

il bianco di Johns

 

C’è ancora meno sulle tele di Robert Ryman. Disuniformità, strisce appena accennate, spatolate leggere. Opere all’insegna del motto “Less is more“: il meno è il più, tradotto brutalmente. Uno slogan coniato, forse, da Ludwig Mies van der Rohe, architetto razionalista tedesco che depurò le sue costruzioni da qualsiasi elemento ‘superfluo’ alla ricerca di spazi essenziali.

 

il bianco di Ryman II

 

Sempre van der Rohe amava dire “Dio è nei dettagli“. Quasi che in un insieme spoglio, svuotato di ogni decorazione, la bellezza risieda nella perfezione di un angolo, nell’incastro esatto di un giunto, nella raffinatezza della grana di un materiale.

Cose che si ritrovano nei bianchi di Cy Twombly. Graffiati come vecchi muri, quadrettati, disuniformi o divisi in pannelli geometrici.