STORIA DELLE MUSE: L'arte di ispirare l'Arte

October 2, 2018

 

 

 

Chi sono o meglio cosa sono le muse nell'arte? Che figure sono e che ruolo hanno avuto nella espressività artistica; si sono solo limitate ad essere modelle oppure hanno avuto ed hanno un ruolo attivo e qualche volta determinante nella storia dell'arte?  La storia e la cronaca ci riporta di personaggi mitici, figure di confine tra il reale ed il fantastico, ma oggi il loro ruolo non è poi molto cambiato, anzi, a cambiare nei secoli sembra piu essere l'arte che il ruolo delle sue ispiratrici. Il ruolo delle Muse, ieri come oggi, è fondamentale all'arte, quali liberatrici del talento; in questo senso il loro ruolo nella creazione dell'opera d'arte è stato a lungo relegato ad una dimensione marginale. Non è forse vero che c'è del merito nell'ispirar l'arte tanto quanto nel crearla? Non è forse essenziale la scintilla che da fuoco alla legna del talento? Non è forse vero che senza il loro ruolo molte delle grandi opere non esprimerebbero il trasporto e l'intensità di cui oggi godiamo?

 

Jeanne Hébuterne dipinta da Modigliani

  

 

Germaine Greer, una delle più importanti voci femministe nel panorama internazionale, scrisse qualche anno fa sul Guardian alcune osservazioni molto interessanti sull'argomento.

Attraverso la metafora dell’amore e della passione, la Greer ci descrive così il rapporto che si instaura tra la musa-modella e l’artista: “Una musa è tutto meno che una semplice modella: è la parte femminile dell’artista maschio, con la quale egli deve avere rapporti, se desidera concepire un nuovo lavoro. E’ l’anima del suo animus, lo yin del suo yang, tranne che per il fatto che è lei, la musa, a penetrare il suo artista, in una completa inversione dei ruoli di genere, ed è lui, l’artista, a portare avanti la gestazione, a partorire il suo lavoro, dall’utero della mente”.

 

Lucian Freund. Girl a blanket 1953 (modella Henrietta Moraes)

 

 

Una lettura sicuramente affascinante e che potremmo anche estendere ad altri settori, ma che la dinamica e le peculiarità dell'indagine artistica esalta. La Greer non è sola in questa visione della interdipendenza tra artista e modella/musa; già Shakespeare si esprimeva sul tema affermando; "Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo"

 

Ritratto di Henrietta Moraes di Francis Bacon

 

 

Il ruolo delle muse è quindi fondamentale all'arte, quali liberatrici del talento; in questo senso il loro ruolo nella creazione dell'opera d'arte è stato a lungo relegato ad una dimensione marginale. Non è forse vero che c'è del merito nell'ispirar l'arte tanto quanto nel crearla? Non è forse vero che senza il loro ruolo molte delle grandi opere non esprimerebbero il trasporto e l'intensità di cui oggi godiamo? 

 

 Dante e Beatrice di Henry Holiday (1839 - 1927)

 

 

Che siano donne reali o personaggi frutto dell’immaginazione, esse guidarono l’inspirazione artistica di moltissimi scrittori, pittori e poeti che immortalandole in splendidi versi o in capolavori artistici resero immortali, ma è vero anche il contrario. Cosa sarebbe stata l’Iliade senza Elena, i Promessi sposi senza Lucia, la Divina Commedia senza Beatrice? Forse non quelle immense opere che oggi conosciamo, perché la presenza di queste donne ha completamente inebriato la mente dei relativi poeti e scrittori, che hanno potuto esprimere così, grazie alle loro muse ispiratrici, la loro arte nella forma più alta.

 

Eleonora Duse, una delle Muse di D'Annunzio 

 

 

Così come nel mondo dell’arte: il soggetto femminile rimane il più intrigante enigma che la storia generale e il sensibile mondo dell’arte abbiano affrontato. La donna da secoli è oggetto e soggetto nelle sue molteplici sfaccettature: donna come madre, donna come santa, donna come diavolo, donna come amante. Se andiamo a ritroso nel tempo vediamo come la femminilità sia un tratto marcato dell’umanità più volte affrontato, con violenza o con poesia, con erotismo o malinconia, con amore e con diffidenza.

 

Una Lettera di D'Annunzio all Duse 

 

 

Il "mondo" delle Muse è complesso, spesso con dinamiche che trascendono i canoni dei rapporti socialmente codificati, e non potrebbe essere diversamente; ad una lettura distaccata non sono rari i casi in cui l'elemento "forte" tra l'artista e la Musa è quest'ultima, magari inconsapevole

Il ruolo di Musa non è mai stato in verità facile, probabilmente avendo a che fare con legami passionali ed appassionati le dinamiche con i loro artisti sono state spesso struggenti, romantiche, tormentate e qualche volta tragiche, con un "terzo incomodo": l'Arte.

 

Ruoli di Muse

 

 

Andrea del Sarto, pittore italiano nato nel 1486, era sposato con la sua musa, Lucrezia, i cui lineamenti sono molto simili a tutte le figure di donna che lui ha disegnato. Da allora, artisti come Rubens, Bonnard, Renoir, Charles Blackman e Brett Whiteley hanno dipinto le loro mogli più e più volte, ma queste donne erano più dei soggetti da dipingere che delle muse ispiratrici.

 

Andrea Del Sarto, Madonna delle Arpie, 1518, olio su tavola, cm 207 X 178. Firenze Galleria degli Uffizi

 

 

Una musa ispiratrice del ventesimo secolo fu, ad esempio, Sandra Fisher, moglie di RB Kitaj; non per il ruolo da lei svolto durante la sua vita, bensì per quello che rappresentò nella vita intellettuale di Kitaj, dopo la sua prematura scomparsa. Solo allora l’artista potè riconoscerla come fonte della sua ispirazione, espressione della divinità, come furono Beatrice per Dante e Laura per il Petrarca.

 

Gustav Klimt Portrait of Emilie Flöge

 

 

La compagna di vita di Gustav Klimt, Emilie Flöge, la giovane sorella di sua cognata, quasi certamente morì vergine. Klimt scelse Flöge, che aveva 12 anni meno di lui, e ne fece una sua amante virtuale. I rapporti sessuali furono infatti cercati dall’artista unicamente con donne di una classe sociale diversa dalla sua (ed infatti sembra che avesse avuto 14 figli). Quando Klimt morì, i figli ricevettero solo una piccola somma della sua fortuna, che fu invece divisa fra Flöge e la famiglia Klimt. Vediamo i lineamenti di Emilie nella maschera bianca, disegnata al centro della pittura del 1913, La vergine, custodita nella Národní Gallery di Praga.

 

Giuditta I di Gustav Klimt 1901 - olio su tela -  84×42 cm - Österreichische Galerie Belvedere, Vienna

 

 

Sempre Klimt ebbe come amica, amante, mecenate ed ovviamente anche Musa Adele Bloch-Bauer protagonista dei suoi quadri famosi, da Giuditta alla Goldene Adele, ad Adele Bloch-Bauer II. Nella provocante e bellissima Giuditta vi è una plastica rappresentazione del ruolo inscindibile di modella, Musa e Donna, che non può prescindere dalla personalità di Adele: forte, indipendente, seducente e come appunto Giuditta è una donna vigorosa e libera che si contrappone alla prepotenza maschile. Nella Giuditta klimtiana, nuova Salomé, vediamo una donna che usa la sua sensualità per tagliare la testa a un uomo nemico a cui però l'artista, rispetto alle rappresentazioni del passato conferisce una dimensione piu esplicitamente sensuale, tanto da esserne la caratteristica principale.

 

Giuditta ed Oloferne Michelangelo Merisi da Caravaggio 1597 circa - olio su tela -145×195 Gallerie nazionali d'arte antica, Palazzo Barberini, Roma

 

 

Adele Bloch-Bauer, nella vita era moglie del Ricchissimo Barone Ferdinand Bloch, re dello zucchero, e così nell'opera al Adele/Giuditta diviene un donna che insegue l’indipendenza e realizza il gesto più forte per ottenerla. Decapita l’uomo, cioè lo castra, gli fa perdere la virilità, ma anche l’importanza sociale. L’ istante riprodotto sulla tela è quello seguente al “capovolgimento dei ruoli”. Giuditta ricalca quindi la donna che ha ottenuto la sua liberazione, la sua indipendenza, anche sessuale. Simboleggiata dalla musa preferita dall’artista, Adele, che riassume in sé tutte le peculiarità che Klimt desidera in una donna.

 

Monique Bourgeois, 1943 - Henri Matisse 

 

 

Monique Bourgeois (insieme ad altre) fu invece la musa di Matisse, che lo curò a partire dal 1941, quando l’artista si ammalò di cancro. La Bourgeois divenne sua modella ed infermiera. Nel 1943, dopo che i due erano stati separati dalle vicissitudini della guerra, la Bourgeois entrò in convento e non incontrò più Matisse fino al 1946, quando lo cercò per chiedergli di dipingere la Cappella del Rosario, il suo ultimo e grandissimo lavoro completo; un gesto reciproco di profondo romanticismo e dedizione. Il rapporto che aveva con le sue modelle è Matisse a descriverlo così: "I miei modelli, le mie figure umane, non sono mai come comparse in un interno. Sono il tema principale del mio lavoro. Dipendo assolutamente dal mio modello ..."

 

Ritratto di Gala con sintomi rhinocerotic 1954 - Salvador Dali

 

 

Ma la super Musa del ventesimo secolo è stata sicuramente Elena Ivanovna Diakonova, conosciuta come Gala, che prima ispirò il poeta Paul Eluard e poi Salvador Dalí, con il quale visse dal 1929 fino alla sua morte, nel 1982. Anche in questo caso la relazione fra i due non era di tipo sessuale. Ciò nonostante la dipendenza di Dalì dalla sua musa fu assoluta: con la perdita di lei, la sua eccezionale creatività si dissolse nel nulla.

 

 

 

 

Di Musa in Musa

 

Vi ricordate quante donne e quante muse hanno ispirato grandi artisti? La lista potrebbe risultare infinita... perciò vi proporremo solo alcune tra le donne della storia che diedero il loro contributo a dare vita alle forme di arte più sublime.
 

 

Le Muse nella antichità

 

Le Muse, erano divinità minori che appartenevano al dio Apollo. Erano nove sorelle, giovani e bellissime, figlie di Zeus e di Mnemosine, (che in greco significa memoria), nate ai piedi dell’Olimpo. Abitanti dell’Olimpo, a questo preferivano il Parnaso, dove amavano suonare, cantare e danzare per il dio Apollo.

 

"Il Parnaso" 1497 di Andrea Mantegna (1431 - 1506)  Mantova - 160 x 192 cm.  Museo del Louvre a Parigi

 

Esse rappresentavano l’ideale supremo dell’Arte, intesa come verità del ‘Tutto’ ovvero l’eterna magnificenza del divino e, ognuna di esse, aveva le sue particolari attribuzioni. Le Muse erano invocate specialmente dai poeti come ispiratrici delle loro opere. Chiunque osasse offenderle veniva severamente punito, come le figlie di Pierio, re della Tessaglia, che avevano voluto rivaleggiare con loro nel canto e furono mutate in uno stormo di rauche gazze. Molti autori celebri le citano nelle loro opere come Dante Alighieri e William Shakespeare, spesso invocate all’inizio delle loro opere, come ad esempio nell’invocazione dei brani dell’Iliade e dell’Odissea.


 

Modelle, Amanti, Mogli, Madri, e tanto altro


Probabilmente quando parliamo di modelle e amanti degli artisti del pieno rinascimento, la figura più emblematica da prendere in considerazione è quella che lega il più classico dei pittori alla più classica delle artigiane: l’amore tra Raffaello e tal Margherita Luti, sua modella per diverse opere, figlia di fornaio e quindi anch’ella “fornarina”.

 

La Fornarina  olio su tavola (85x60 cm) di Raffaello Sanzio, 1518–1519 circa - Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. È firmato sul bracciale della donna: RAPHAEL VRBINAS.

 

 

Ed è proprio questo suo mestiere che prende il nome uno dei ritratti più affascinanti del pittore urbinate, la “Fornarina” appunto, che non ritrae la donna intenta nel suo mestiere ma nella grazia e nella delicatezza che più si confanno ad una donna angelicata in un momento intimistico. Modella che non posò solo per il ritratto suddetto, ma anche nella “Madonna Sistina” e nella tavola “La velata”. Sempre nel periodo rinascimentale, Andrea del Sarto, pittore italiano nato nel 1486, era sposato con la sua musa, Lucrezia, i cui lineamenti sono molto simili a tutte le figure di donna che lui ha disegnato.

 

La Risata - Umberto Boccioni  - 1,1 m x 1,45 m - 1911–1911


Così come il futurista Umberto Boccioni ritrasse molte volte la sua amatissima madre, come nel dipinto “La Risata” o nel celebre “Materia”, tutte opere che esprimono e rappresentano oltre ad un forte legame un ruolo di vitalità, tema caro ai futuristi.

 

 

Gli Amori Tormentati


Amori tormentati, impossibili e discutibili che ritornano continuando nell’analisi del tema, anche nella Spagna di fine Settecento, in una relazione che pare più da soap opera che reale (dato che non è attendibile da fonti certe) quella tra Francisco Goya e la duchessa d’Alba Maria Teresa Cayetana de Silva. Femme fatale, intrigante e molto astuta, fu ritratta dal pittore in più occasioni: celebre è il ritratto omonimo del 1795 in cui la donna appare in un sontuoso abito bianco fasciato di rosso ed una capigliatura riccia nera molto folta.

 

Ritratto della duchessa de Alba  Francisco Goya 1795 - Olio su tela 194×130 cm - Collezione de Alba, Madrid


 

Riprendendo l'osservazione della Germaine Greer, se la musa ispiratrice non può essere penetrata, ma è lei che deve penetrare, ma non il corpo ma la mente dell’artista; è certamente il caso di Alma Maria Shindler, pittrice e compositrice austriaca. Fu la moglie del compositore e direttore d’orchestra Gustav Mahler (il marito le proibì di continuare a cimentarsi con la composizione, nonostante alcune delle partiture di Gustav fossero state scritte dalla stessa Alma). 

 

Alma Margaretha Maria Mahler-Werfel (Schindler)

 

 

Fu la moglie del compositore e direttore d’orchestra Gustav Mahler (il marito le proibì di continuare a cimentarsi con la composizione, nonostante alcune delle partiture di Gustav fossero state scritte dalla stessa Alma). 

Fu poi anche la moglie di Walter Gropius, fondatore della Bahaus, di Franz Verfel e amante di Oscar Kokoschka, noto pittore e drammaturgo austriaco.

 

Oscar Kokoschka Autoritratto con bambola 1922

 

 

Durante la turbolenta storia d’amore con Alma, Kokoschka creò proprio in quel periodo alcune fra le sue opere più importanti, tra cui “La sposa del vento”. Quando la relazione finì, il depresso e possessivo Kokoschka, per alimentare il suo inconsolabile ricordo, convisse per lungo tempo con una curiosa bambola dalle fattezze di Alma.


 

Le Artiste Muse

 

La nota scultrice e artista Camille Claudel fu amante, allieva e musa di Rodin. Fra Rodin e la Claudel nacque un fortissimo legame che ben presto travalicò il rapporto amoroso per sconfinare nel comune lavoro con reciproche influenze. Lo stesso Rodin ‘narrò’ l’evolversi del suo amore verso Camille in numerosi disegni: essi hanno un rilevante contenuto erotico, così come alcuni lavori della stessa Camille.

 

Camille Claudel - La Valse 1891 (dettaglio)

 

 

Contemporaneamente, Camille sintetizzò tutto questo insieme di sentimenti nel bronzo ‘La Valse’ del 1891, ovvero un valzer in cui la passione amorosa traspare senza indugio alcuno e che Camille eseguì dopo una fugace avventura con Claude Debussy. Scopo di tale breve rapporto amoroso con Debussy fu di ingelosire Rodin in modo che lasciasse Rose Beuret, la precedente compagna.

 

Suzy Solidor ritratta da Man Ray

 

 

Tamara de Lempicka, la regina dell'Art Decò, fu una delle poche artiste di successo dei ruggenti anni venti che si dichiarò apertamente bisessuale. Molte delle amanti di Tamara furono le donne che lavoravano nei club e nei cabaret parigini e posavano per lei in studio. Tra queste c'era Suzy Solidor, il cui successo come cantante e attrice rivaleggiava con quello della pittrice. Suzy fu definita da amici artisti come "la donna più dipinta di tutta Parigi". Aveva già posato per Picasso, Braque e Dufy, ma furono i ritratti della Limpicka che la cantante teneva nella sua collezione, e la Salidor sarà l'unico soggetto (a parte il defunto marito), che sarà ritratto piu volte dalla pittrice.

 

Frida Khalo e Diego Rivera

 

 

Esempio chiaro in cui il ruolo di Artista e di Musa si fonde è quello di Frida Khalo, per Diego Rivera, ma è sopratutto vero il contrario: lui lo fu per lei. Se non unico quello di Diego Rivera è il piu noto caso di Musa al maschile. Il loro rapporto, pieno di alti e bassi ma non si sciolse mai, unito anche dall'impegno politico di entrambe. Il loro fu amore a prima vista che però fu vessato dai reciproci tradimenti. Diego era un libertino, lei, in parte di conseguenza, ebbe rapporti con altri uomini e donne, tra i quali il rivoluzionario russo Lev Trotskij, il poeta Andrè Breton e la militante comunista e fotografa Tina Modotti. La stessa pittrice più volte dichiarò che più il marito la tradiva più lei era portata ad amarlo. La Khalo commentava così il suo rapporto con Rivera: “Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu quando un tram mi mise al tappeto, l’altro fu Diego”.

 

Jeanne Hèbuterne - ritratto di Amedeo Modigliani


 


Musa e pittrice a sua volta, Jeanne Hèbuterne conobbe Amedeo Modigliani nel 1917 all’Académie Colarossi, con il quale poco dopo andò a vivere, divenendone anche il principale soggetto artistico. Nell’estate del 1918, a causa delle precarie condizioni di salute di Modigliani affetto dalla tisi, la coppia si trasferì a Nizza dove il 29 novembre nacque la loro figlia Jeanne. La permanenza in Costa Azzurra durò però meno di un anno e la primavera successiva, nonostante la salute di Modigliani sempre più precaria, i due tornarono nuovamente a Parigi: andarono a vivere a Montparnasse. Il 24 gennaio 1920 Amedeo Modigliani morì e Jeanne Hébuterne venne condotta nella casa paterna dai propri familiari ma, il giorno dopo, la giovane (al nono mese di gravidanza) si lanciò dalla finestra dell’appartamento (che si trovava al quinto piano), morendo sul colpo. I familiari di Jeanne, che disapprovavano la sua relazione con Modigliani, la tumularono nel cimitero parigino di Bagneux, ma nel 1930 ne permisero il trasferimento al cimitero Père Lachaise affinché venisse seppellita accanto all’amato. Il suo epitaffio recita: ‘Devota compagna sino all’estremo sacrifizio’.

 

 Max Ernst and Dorothea Tanning at Sedona Arizona Taken-by lee miller - 1946

 

 

Un'altra grande Musa/Artista fu Dorothea Tanning che parlando di se in terza persona così si descriveva "la sua esistenza come artista è stata drammaticamente compromessa dalla sua esistenza come moglie di Max, Ma l'amore troonfa su tutto. Lo avrebbe rifatto: Si!".  Dorothea, nata in una cittadina di provincia dell'Illinois e dopo un soggiorno a Parigi, arriva a New York dove viene apprezzata come artista alla mostra Fantastic Art, Dada and Surrealism del 1936 e sempre lì conobbe Max Ernst, all'epoca marito di Peggy Guggenheim, il quale ne rimase affascinato e la introdusse nei circoli del Surrealismo. Nel '46 Ernst lascia la moglie per sposare Dorothea ed i due si sposarono in una doppia cerimonia Con Man Ray e Giulie Browner.


Muse del XX Secolo

 

Alice Prin, soprannominata anche Kiki de Montparnasse o la Reine de Montparnasse è stata una modella francese, una delle figure centrali della effervescente Parigi degli anni ’20. Molto nota è la relazione amorosa che durò sei anni con Man Ray, di cui divenne la musa ispiratrice e che la dipinse e ritrasse in alcune celebri e ‘scandalose’ (per l’epoca) foto, come ad esempio “Violon d’Ingres”, che fece scandalo, nel quale Man Ray sovrappose il fotogramma del suo corpo nudo ai segni ad effe del violoncello.

 

Man Ray, Le Violon d'Ingres (1924) - modella Alice Prin

 

 

Il corpo della donna diventa allora uno strumento da suonare, un concetto molto lontano dalle idealizzazioni classiche. La relazione durò sei anni e Man Ray, diventato uno dei maggiori esponenti del dadaismo, la ritrasse in centinaia di foto.

Henrietta  Moraes, al secolo  Audrey Wendy Abbott, modella di professione, fu musa sia di Bacon che di Freud. Francis Bacon, la dipinse almeno sedici volte da fotografie commissionate appositamente. Lucian Freud, con il quale ebbe una relazione, dipinse Moraes almeno tre volte, incluso un celebre ritratto del 1953 intitolato Girl in a Blanket.

 

Edie Sedgwick ed Andy Wharol

 

 

Edie Sedgwick, la ragazza della Factory, fu la fragile musa di Andy Warhol morta a soli 28 anni a causa di un’overdose di barbiturici; era una bellissima ereditiera californiana arrivata a New York a metà degli anni ’60 per lavorare come modella, e ben presto “carpita” come musa da Warhol che in lei vide “un pezzo d’arte pop camminante”.

 

 

Il carosello delle Muse di Picasso

 

Le donne caratterizzarono l’opera di Pablo Picasso fin dagli esordi: tutte entrano a far parte delle sue opere, la madre, le sorelle, le sue grandi passioni amorose così piene di caos, quegli amori segnati da innamoramenti fulminei, sostituzioni celate, compresenze dolorose, abbandoni plateali, vissuti con una dinamica così simile al suo processo creativo, fatto di indigestioni e restituzioni, sono tutti nelle sue opere.

 

 Le molte muse di Picasso

 

 

Picasso, dotato d’intensa ed eclettica personalità, ebbe una complessa serie di mogli e amanti durante tutta la sua vita. Continuò a produrre opere d’arte ritraendo le sue donne e l’amore con forza immutata fino alla sua morte nel 1973, all’età di 91 anni.

 

 

 

Marco O. Avvisati

 

 

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