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GLI INVESTIMENTI IN CULTURA AI TEMPI DEL "CAMBIAMENTO" (o quasi)

January 15, 2019

 

Ogni legge di bilancio ha, nelle misure dedicate alla “Cultura”, uno degli indicatori più sensibili. Spesso trascurate dall'informazione non specialistica se non per casi clamorosi, le decisioni prese riguardo agli ambiti delle arti, del teatro, del cinema, dell'editoria, gli interventi su musei e biblioteche o gli istituti a diversa vocazione, o ancora l'atteggiamento rivolto all'offerta e al consumo di “prodotti culturali” consentono una lettura rivelatrice anche su altri campi, se è vero che lo sguardo in questa direzione, attento a profili considerati (a torto) di non immediato rilievo sull'economia, dà conto delle intenzioni e delle inclinazioni più profonde del Governo in carica.
In questo senso può essere interessante tentare una lettura sintetica di quanto previsto dal testo della legge di bilancio per il 2019 alle soglie della sua approvazione, andando a vedere nel dettaglio sia i tagli che i contributi previsti.

 

 

LE ENTRATE

 

Iniziamo dalle misure di contenimento della spesa e da quelle che, grazie alla riduzione di agevolazioni, portano comunque a voci di entrata, piu banalmente si possono definire eliminazioni di "sconti". Tra queste vi sono alcuni degli interventi che hanno sollevato più rumore, non solo perché “dolorosi”, ma anche per il fatto che colpiscono attività particolarmente “sensibili”, mostrando i limiti di visione e di progetto di una manovra realizzata, quanto meno, di corsa. Nota, anche se non propriamente specifica per il settore della cultura, è la decisione (comma 29-octiesdecies) di abrogare l'art. 6 del dPR 601/1973 che dimezzava (dal 24 al 12%) l'IRES per soggetti operanti a scopi non commerciali.

 

 

L'incidenza sulle realtà che operano in ambito culturale è molto forte, se si considera che, tra gli altri, sono interessati (lett. b) “istituti di istruzione e istituti di studio e sperimentazione di interesse generale che non hanno fine di lucro, corpi scientifici, accademie, fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche, di esperienze e ricerche aventi scopi esclusivamente culturali”.
Le entrate attese ammontano a circa 118 milioni di euro, cifra che non giustifica davvero la messa in crisi di centinaia di realtà operanti nel Paese, indispensabili per coprire lacune e insufficienze dell'azione delle amministrazioni pubbliche. 

 

TAGLI AI CREDITI D'IMPOSTA

 

In secondo luogo, al fine di “assicurare effetti positivi sui saldi di finanza pubblica non inferiori a 5.590.250 euro annui, a decorrere dal 2020”.

 

 

La legge finanziaria (comma 471) determina un taglio significativo del credito d'imposta per gli esercenti delle sale cinematografiche (quasi 4 milioni di euro), librerie (-1,25 milioni di euro) e imprese che realizzano prodotti editoriali (-375 mila euro).

 

ABROGAZIONE DEI FONDI ALL'EDITORIA

 

Rispetto all'editoria, è ancor più rilevante la riduzione progressiva dei contributi diretti per le imprese editoriali di cui Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione (istituito con l. 198/2016) che, a detta del Sottosegretario all'Editoria, dovrebbe portare a un risparmio di circa 100 milioni nel prossimo biennio. Rivolta solo ai “quotidiani e periodici di imprese cooperative di giornalisti, testate edite da società senza fini di lucro e giornali delle minoranze linguistiche” la misura prevede una riduzione del contributo pubblico, rispetto alla parte eccedente i 500mila euro, del 20% per il 2019; del 50%, per il 2020 e del 75% per il 2021 finché, dal 1° gennaio 2022, sarà del tutto abrogato.

 

 
Per contro, viene aggiunto “al fine di perseguire obiettivi di valorizzazione e diffusione della cultura e del pluralismo dell'informazione, dell'innovazione tecnologica e digitale e della libertà di stampa” si prevede (ma senza definirne i tempi) che uno o più DPCM individuino modalità per il sostegno e la valorizzazione di progetti, da parte di soggetti pubblici o privati, mirati a “diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dal basso, dell'innovazione digitale e sociale, dell'uso dei media, nonché progetti volti a sostenere il settore della distribuzione editoriale anche avviando processi di innovazione digitale” il che, essendo così generica, non è chiaro a chi o cosa si riferisca, ma probabilmente i redattori lo sanno. 

 

 
Questa decisione è la più esplicitamente politica ed “ideologica” della manovra e già da più parti contestata, appare francamente avventata e volutamente punitiva dato che di fatto. ricade su alcune delle testate più “fragili” presenti sul mercato (Avvenire, Italia oggi, Libero, Manifesto, Il Foglio e Radio Radicale) e ben poco fa per aprire a un futuro di informazione “popolare” che soltanto si immagina radioso, e che piuttosto apre a scenari inquietanti di notizie approssimative e mai verificate; una sorta di salto nel buio.

 

 

LE USCITE 

 

Queste voci sono molto piu articolate e meno note, ma vista la varietà di dinamiche con cui si operano i diversi finanziamenti, proviamo a esaminarle per tipologia di intervento.


POLITICHE PER IL PERSONALE

 

1. Le assunzioni (e gli scorrimenti) al MiBac. Cominciando dalle misure più “strutturali”, e in coerenza con le (sole memorabili) dichiarazioni del ministro, il MiBac è autorizzato “ad esperire procedure concorsuali oltre gli attuali limiti imposti dalle leggi, per l'assunzione” di 500 unità di personale di qualifica non dirigenziale sia nel 2020 che nel 2021. Inoltre (comma 181), nel limite di spesa di 3,75 milioni di euro (circa 100 posti), si prevedono scorrimenti della graduatoria di concorso del 2016 “al fine di garantire una migliore azione di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale”. Questi non potranno però cominciare prima del 15 novembre 2019, visto il blocco generalizzato delle assunzioni per il pubblico impiego nei ministeri fino a quella data.

 

 

Infine (comma 182), si consente lo scorrimento di personale già in servizio presso il Ministero dall'Area II all'Area III (funzionari) “nel limite massimo del 50 per cento delle facoltà di assunzione per l'anno 2019” e per un importo di 1,4 milioni di euro (all'incirca 460 persone).
2. Proroga dei contratti a termine. Sempre su questo fronte è da segnalare la previsione (art. 182 bis) di una proroga al 31 dicembre 2019 e nel limite di spesa di 1 milione di euro per i contratti a termine stipulati negli anni passati dagli istituti e luoghi della cultura, “al fine di fare fronte a esigenze temporanee di rafforzamento degli interventi di tutela, vigilanza e ispezione, protezione e conservazione nonché valorizzazione dei beni culturali in gestione”. Una buona notizia che però (a parte l'evidente contraddizione con i proclami contro il precariato) porta a chiedersi perché non si sia prevista espressamente, a favore degli istituti che più impiegano questi lavoratori, la possibilità di bandire concorsi per l'arruolamento a tempo indeterminato.

 

 
3. Fondo risorse decentrate. Ultima notazione sul fronte delle politiche del personale: nella finanziaria si prevede sorprendentemente anche che, a decorrere dal 2020 e in deroga ai limiti finanziari di cui alla legislazione vigente, si incrementi di ben 10 milioni il Fondo risorse decentrate, in cui confluiscono “i fondi delle amministrazioni e degli enti del comparto destinati alla contrattazione integrativa ed ai trattamenti accessori”.

 

BONUS CULTURA

 

La misura di sostegno al consumo culturale per i diciottenni, voluta dal Governo Renzi, viene confermata (comma 337), pur se con una diminuzione da 290 a 240 milioni di euro, giustificata (a ragione) dallo scarso utilizzo fin qui registrato di queste somme. Di un certo interesse è però andare a vedere come sono ridistribuite le somme qui risparmiate. Di fatto si procede in molte (troppe) direzioni diverse, con interventi che assumono diversamente la logica territoriale o quella settoriale.

 


Gli interventi “territoriali”. Sotto il primo profilo si usa correttamente la “leva culturale” per azioni mirate al rilancio di specifiche aree del Paese, o zone delle città. Da una parte si prevede che ad Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, colpite dal terremoto del 2016, vengano assegnati 2 milioni di euro per non meglio precisate attività culturali, mentre un ulteriore milione viene stanziato a dieci anni dal terremoto a favore de L'Aquila, per “la realizzazione di un programma speciale di iniziative culturali”.
Di segno diverso, ma rilevante, è la previsione di 2 milioni di euro per “interventi per riqualificazione e il recupero delle periferie urbane, anche attraverso progetti di arte contemporanea”, da realizzarsi specialmente nelle città metropolitane e nei comuni capoluogo di provincia.

 

 
A fianco di questi abbiamo poi stanziamenti specifici, e cioè 2 milioni “per la realizzazione di iniziative culturali e di spettacolo” a Matera (capitale europea della Cultura per il 2019) e 3 milioni per la valorizzazione del patrimonio culturale di Parma (capitale italiana della Cultura per il 2020).

 

INTERVENTI PER SETTORE


1. FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) . Più discutibili, e per diverse ragioni, sono invece gli interventi che possiamo rubricare come “settoriali”. In prima battuta è da registrare un positivo aumento di 8 milioni nello stanziamento per il Fondo Unico dello Spettacolo. A questo proposito non si deve dimenticare però che solo pochi giorni fa (il 18 dicembre) il MiBac, con decreto della Direzione Generale dello Spettacolo, ha operato lo stanziamento integrativo per il 2018, e cioè la lista di quei “progetti speciali a carattere annuale o triennale, che si caratterizzano per rilevanza nazionale ed internazionale” da finanziare “su esclusiva iniziativa del Ministro, sentite le Commissioni consultive competenti per materia”.

 

 
Grazie a 10 milioni di euro reperiti dal ministro (in parte già destinati alle fondazioni lirico sinfoniche) si è operata la (tradizionale) azione di “rimedio” alle rigidità del meccanismo suddetto. E lo si è fatto appunto con piena discrezionalità, non solo vanificando l'intento “oggettivante” del regolamento sulla ripartizione del Fondo Unico, ma anche contraddicendo in modo palese il contratto per il Governo del Cambiamento che all'opposto lamenta (al punto 7) “i criteri non del tutto oggettivi” dell'attuale sistema. 

 

 
Di fatto il ministro (come afferma in una nota del 13 dicembre) si è orientato a soddisfare “un'ampia platea di soggetti operanti in tutti i diversi ambiti dello spettacolo dal vivo”, arrivando a finanziare ben 106 progetti (contro i 52 del 2017) nonostante la somma residua a sua disposizione fosse decisamente limitata (2.650.000 contro i 3.992.000 euro del 2017). Il risultato è che ciascun beneficiario godrà di un contributo medio di soli 25.000 euro (contro i 77.000 euro dello scorso anno).
Questa vicenda non lascia affatto ben sperare sul futuro di un FUS pur aumentato nella sua consistenza, sempre che il Fondo stesso continui ad esistere e non si decida invece per una sua completa revisione (già variamente annunciata).


2. Le fondazioni lirico sinfoniche. Oltre al già consistente finanziamento del Fus, le Fondazioni lirico-sinfoniche si vedono assegnare altri 12,5 milioni di euro per “le azioni e i progetti” proposti “avuto riguardo esclusivamente alla riduzione del debito esistente”. Di fatto il Governo pare molto attento ai conti di queste fondazioni.

 

 

Da un lato infatti legge finanziaria prevede che, per sostenere e monitorare l'andamento dei loro piani di risanamento, siano prorogate al 31 dicembre 2020 le funzioni dei commissari straordinari. Dall'altro, a supporto di questi, è prevista la possibilità che la DG Spettacolo conferisca fino a tre incarichi di collaborazione per “persone di comprovata qualificazione professionale nella gestione amministrativa e contabile di enti che operano nel settore artistico-culturale”.


3. Cinema e audiovisivo. Molto più scarno - solo 4 milioni - è l'aumento del Fondo di sviluppo per il Cinema e l'Audiovisivo (di cui alla l. 220 del 2016). 
Il Fondo, che ha una consistenza annuale non inferiore a 400 milioni di euro, viene alimentato dall'11% delle entrate per IRES e IVA derivanti da attività strettamente connesse (come la distribuzione di video e programmi televisivi o la proiezione cinematografica).

 

 

Di fatto, invece, che prevedere un aumento una tantum, modesto rispetto alla cifra garantita e allo stesso tempo piuttosto oneroso rispetto ai fondi disponibili, si sarebbe potuto più opportunamente operare un aumento pur minimo della percentuale del prelievo fiscale già in atto. Da segnalare a margine, rispetto all'uso di questo Fondo, è l'inclusione della Fondazione Cineteca Italiana di Milano e della Cineteca del Friuli di Gemona del Friuli tra gli enti potenzialmente beneficiari.


4. Digitalizzazione. Moda, grafica e design. Mentre altri 4 milioni di euro sono virtuosamente destinati al prosieguo nell'attività di digitalizzazione del nostro patrimonio culturale.

 

 

Si segnala l'attenzione particolare alla valorizzazione e alla promozione di moda, design e grafica, per i quali si prevede una spesa di 3,5 milioni di euro. Questi fondi però - almeno apparentemente - non vengono stanziati, in forma premiale o con modalità competitive, a sostegno diretto degli operatori di settore, visto che si prevede che servano per “la realizzazione di iniziative promosse dal ministero”. Una formula poco condivisibile se, come pare, assegna ai funzionari del MiBac la determinazione delle azioni necessarie allo sviluppo di queste arti applicate. 


5. Festival, bande, cori. Per molti versi inedita è, infine, la destinazione di un milione di euro al settore dei festival, cori e bande, da ripartire in base a un bando del ministero che definirà “i termini, le modalità e la procedura per l'individuazione dei soggetti e dei relativi progetti ammessi al finanziamento e per il riparto delle relative risorse”.


6. Il Piano per l'Arte contemporanea. Le critiche agli interventi settoriali non riguardano però soltanto le determinazioni relative ai 50 milioni risparmiati sul Bonus Cultura. È il caso del Piano per l'Arte contemporanea.

 

 

Previsto per “consentire l'incremento del patrimonio pubblico di arte contemporanea, anche mediante acquisizione di opere di artisti italiani e stranieri” il Piano godeva di un modesto fondo di 4 milioni di euro, destinato soprattutto a musei e istituzioni statali, o alla realizzazione di opere d'arte pubblica, nelle ultime leggi di bilancio. La nuova finanziaria (comma 349 ter) ne destina ben 3 solo alla promozione dell'arte contemporanea italiana all'estero, con un effetto di sicuro impatto negativo sui nostri luoghi di cultura (vedi le preoccupazioni per il MAXXI cui è per legge destinata metà della somma), e un deciso allontanamento dall'intento originale, fin qui ampiamente condiviso e apprezzato. 


7. Musei autonomi. Per quanto riguarda gli istituti e i musei dotati di autonomia speciale (comma 470) sono da registrare luci e ombre. Infatti, se da una parte si conferma che ad essi “non si applicano le norme di contenimento delle spese previste a legislazione vigente”, dall'altra si riducono di 2.350.000 euro gli stanziamenti per spese di funzionamento, visto che gli stessi dovranno porre in essere “processi per assicurare una più efficace realizzazione degli obiettivi istituzionali perseguiti, volti a garantire maggiori entrate proprie”.


8. Contrasto al secondary ticket. Infine, come misura di sostegno al consumo nel settore spettacolo, si deve ricordare il provvedimento contro la rivendita online di biglietti per concerti a prezzi maggiorati (comma 651) da parte di coloro che ne acquistano grandi quantitativi per rivenderli a prezzo maggiorato.

 

 

Dal 1° luglio 2019 per manifestazioni in strutture con capienza superiore ai 5.000 spettatori, i biglietti diventeranno nominali, restando comunque invariata la possibilità di cessione a terzi se occasionale e a prezzo uguale o inferiore a quello iniziale, attraverso una pratica di modifica dell'intestazione.

 

9. Misure destinate a singoli istituti. Le determinazioni che lasciano più perplessi sono quelle mirate a sostenere il cosiddetto intervento diretto, a favore cioè di una pluralità di enti pubblici che operano su profili specifici lasciati indietro dall'impegno dei privati. In prima istanza e in via generale, la manovra prevede per il prossimo triennio un positivo aumento di 3,75 milioni di euro dello stanziamento destinato agli istituti culturali.

 

 

Per il resto si assiste anche qui a una distribuzione diffusa, a soggetti o a iniziative particolari, di finanziamenti anche di una certa consistenza. E a leggere nel dettaglio, ci si accorge che si tratta di misure non solo destinate a soggetti di rilievo francamente diseguale, ma anche a finalità di segno molto diverso.
Vediamo in sintesi, cominciando da una serie di misure per alcuni degli istituti più attenti alla tradizione culturale italiana:
-alla Società Dante Alighieri sono destinati 4,725 milioni di euro (ai sensi del comma 67-ter) quali contributo straordinario per i lavori di recupero, risanamento conservativo e straordinaria manutenzione dell'edificio demaniale Palazzo Firenze, sede della società;

 

 


-all'Accademia della Crusca (commi 189, 190 e 191) “al fine di sostenere la lingua italiana, tenuto conto del suo valore storico di fondamento dell'identità nazionale, e di promuoverne lo studio e la conoscenza in Italia e all'estero” si concede in deroga un aumento della dotazione organica di tre unità di personale non dirigenziale. Inoltre si prevede che la gestione amministrativa dell'Accademia della Crusca sia da qui in poi “affidata a un Segretario amministrativo, scelto, tramite procedura di selezione pubblica, tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale”;

 

 


-all'Accademia dei Lincei (comma 211 bis) sono, invece, attribuiti 970.000 euro in tre anni “per fronteggiare indifferibili esigenze di servizio di particolare rilevanza e urgenza volte a garantire la continuità e lo sviluppo delle attività istituzionali in relazione agli effettivi fabbisogni” da destinarsi ad assunzioni anche in questo caso “in deroga”;
-Al fine di favorire le attività di studio e ricerca dell'Istituto Storia del Risorgimento Italiano, è invece autorizzata la spesa di 400.000 euro annui “a decorrere dall'anno 2019”, con quello che è, apparentemente, un aumento di contribuzione permanente.


Altro ambito verso il quale si mostra un'attenzione davvero speciale (e di sapore vagamente nostalgico) è quello per le relazioni con le culture vicine al nostro nord est. Si prevedono infatti tra gli altri curiosi interventi: 
-un contributo di 100.000 euro per tre anni a favore del Museo della civiltà istriano fiumano-dalmata e dell'Archivio museo storico di Fiume (comma 423);
-il ben più consistente stanziamento di 1 milione di euro per non meglio precisati interventi a favore della minoranza italiana in Slovenia e in Croazia.

 

 
Seguono poi una serie di finanziamenti a iniziative commemorative di diverso genere, e che comprendono:
-le celebrazioni della figura di Nilde lotti a 30 anni dalla sua scomparsa e 100 dalla sua nascita, con una spesa pari a 100.000 euro per due anni;
-un programma straordinario (comma 281-quater) per l'inventariazione, la digitalizzazione e la diffusione dei fondi librari e archivistici posseduti dalla Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice e per la promozione di ricerche e convegni per ricordare il filosofo lo storico (a 40 anni dalla scomparsa del primo e 90 anni dalla nascita del secondo) per un totale di 120.000 euro nel biennio 19-20;

 

 


-per quanto riguarda le Celebrazioni Ovidiane, si hanno una serie di rinnovi. Viene prorogato a tutto il 2019 l'operatività del Comitato promotore, e si rendono ancora disponibili, nello stesso termine, le somme stanziate nel biennio precedente ancora non impegnate, pari a 700.000 euro da destinare a progetti di promozione, ricerca, tutela e diffusione della conoscenza della vita, dell'opera e dei luoghi legati alla figura di Ovidio.
Lo stanziamento “individuale” più consistente è però di gran lunga quello (comma 236) destinato alla Biblioteca italiana per i ciechi «Regina Margherita» di Monza di cui all'articolo 1 della legge 13 novembre 2002, n. 260, che conosce un aumento del contributo pari a 1 milione di euro per tre anni.