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INVESTIRE IN ARTE SIGNIFICA CRESCITA INDIVIDUALE, COLLETTIVA E DI SISTEMA

October 29, 2017

 

 

L’Italia è estremamente apprezzata e riconosciuta nel mondo per la sua eccellenza nella moda, nel design, nelle arti culinarie, nell’arte rinascimentale e finalmente, mi viene da dire, anche nell’arte moderna. Frequentando mostre, fiere, gallerie e musei è impossibile non apprezzare il posizionamento dei nostri artisti all’interno del circuito internazionale che conta per davvero.

 

 

Questo posizionamento non è frutto del caso ma il risultato di un accurato lavoro fatto da mercanti, galleristi, fondazioni, critici e storici dell’arte in qualche caso le istituzioni che hanno richiamato l’interesse da parte del collezionismo internazionale privato e museale su movimenti artistici italiani e sul lavoro di singoli artisti della seconda metà del 900. Fondamentale è stato anche il contributo di case d’asta come Sotheby’s e Christie’s che hanno posizionato i lavori su piazze strategiche come Londra e New York portando sul mercato con le Italian Sales opere di artisti italiani ancora poco riconosciuti grazie al traino di figure ormai storicizzate e fondamentali come Lucio Fontana, Alberto Burri e il movimento dell’arte povera.

 

 

L’arte Italiana era già presente con i grandi maestri della prima metà del novecento, Modigliani, Marini, De Chirico, Balla, Boccioni, Carra’, Morandi, Depero per fare alcuni nomi, e con la consacrazione di Fontana e Burri è stato possibile illuminare dal dopo guerra in avanti creando interesse e mercato internazionale.

Certo, non è ancora abbastanza: siamo solo agli inizi, basti pensare all’enorme patrimonio artistico italiano e alla sua importanza in termini economici, turistici e di reputazione per vederne i margini di crescita straordinari; c'è da sengnalare alcuni luoghi virtuosi che meritano di essere visitati, iniziative che concretamente sostengono la nostra arte e cultura in una maniera interessante. 

 

 

CIMA (centro Italiano dell’arte moderna) di New York (vedi) per iniziativa della Dott.ssa Laura Mattioli, erede di una della più straordinarie collezioni d’arte italiana del mondo che attraverso la creazione di un museo nella zona di Soho, spinge nella direzione di servire come incubatore per innescare un nuovo dibattito e stimolare l’interesse e l’apprezzamento del pubblico per l’arte italiana del 20esimo secolo, in tutta la sua varietà e complessità.

 

 

Un altro esempio di passione e lungimiranza è quello del collezionista tedesco (sì, avete capito bene, un tedesco) Volker Feierabend che attraverso la Fondazione VAF (vedi) possiede la collezione di arte italiana del 900 più importante del mondo, in costante acquisizione e in comodato d’uso presso MART di Rovereto, museo che certamente ne riceve un enorme vantaggio che ricade poi sull’insieme.

 

 

Non va trascurato il lavoro straordinario realizzato in vent’anni di attività da Miuccia Prada attraverso la Fondazione Prada (vedi) che oggi è certamente un modello globalmente riconosciuto e vincente di mecenatismo, collezionismo, esposizione, visione ed innovazione in un mercato quello della cultura e dell’arte che sembrava destinato a pochi, ha invece avuto la capacità di creare e generare business, brand awareness, beneficio per una città come Milano e per l’Italia.

 

 

Segnalo anche un luogo inaspettato il Ministero degli Affari Esteri presso la Farnesina a Roma (vedi) che ospita una meravigliosa ed importante collezione di arte italiana del novecento di valore inestimabile che merita di essere visitato.

Potremmo continuare segnalando tutte quelle iniziative di privati, imprenditori ed istituzioni pubbliche come le nuove realtà a Roma, a Bologna, Milano, Torino, Catania e tante altre, dal nord al sud Italia che in questi anni di crisi non hanno trascurato di investire in arte in senso strutturale vedendo nascere Fondazioni, nuovi musei, centri di ricerca e produzione in tutte le forme espressive dell'arte, dal cinema alla fotografia, dalla scultura alla pittura e le video arti.

 

 

Ed è qui che volevamo arrivare, al concetto di creare cultura, generare cultura attraverso l’arte, il collezionismo e la costruzione di company collection. Questo sistema, già ben consolidato nei paesi anglosassoni, si attua attraverso il reinvestimento di una piccola quota percentuale trattenuta dai profitti dell’azienda e utilizzata per la creazione di una collezione attraverso acquisizioni per innescare così un meccanismo virtuoso che genera un sistema vitale per il mercato dell’arte, degli artisti della filiera culturale; investendo in arte si crea valore, si fa impresa, si sostiene la nazione e si supporta la crescita individuale.

 

 

È questione di cultura, di visione lunga che nel tempo si trasforma in collezioni uniche, in investimenti vincenti che hanno ricaduta economica, culturale, sociale, attivando un meccanismo sistemico con lo sviluppo e recupero di aree espositive , organizzazione di mostre, relazioni e scambi internazionali, pubblicazioni, premi, fellowship, brand awareness, cultura, profitto e attività trasversali.

 

 

A che cosa servono l’arte e la cultura?

È a questa domanda fondamentale che vogliamo provare a rispondere. Siamo convinti che sia l’arte che la cultura siano profondamente connessi, utili, necessari in particolari tempi di crisi e difficoltà come stiamo vivendo in Italia, in Europa, nel mondo, oltre che coinvolgenti e attraenti perché sono generativi e arricchiscono la nostra vita quotidiana, ci aiutano a capire i cambiamenti che avvengono in noi stessi e nel mondo che ci circonda e soprattutto ci sostengono a creare un gusto, una capacità critica e di comprensione di ciò che è la bellezza. Parafrasando Alcide De Gasperi, possiamo affermare che il ricco investe per il profitto, il grande imprenditore investe per i profitti.

 

 

Un recente studio di AXA-IntesaSan Paolo si è concentrato su questo segmaneto di nuovo mecenatismo analizzando 160 nuove realtà. Nel campione analizzato più della metà delle collezioni fa riferimento a organizzazioni di piccole dimensioni (il 54% del campione ha meno di 50 dipendenti). Esiste anche un gruppo di grandi aziende (il 23%) con più di 1000 dipendenti.

 

 

I settori sono diversificati con una prevalenza di organizzazioni appartenenti al settore bancario e assicurativo. Domina l’arte contemporanea (53%). Le collezioni hanno un valore medio di circa 5 milioni di euro. Una delle maggiori criticità del fenomeno delle corporate collection è quella del networking. La rappresentazione grafica delle reti di relazioni analizzate non mostra un settore connesso ma piccole costellazioni di attori rappresentati da ciascuna collezione e dai suoi contatti di riferimento, di rado condivisi con altre collezioni.

 

 

Le collezioni si menzionano poco l’un l’altra come contatti di riferimento. Gli attori più citati e quelli in grado di connettere sotto‐reti di collezioni sono le Sovraintendenze e le Università. Non è possibile identificare fornitori dominanti, ricorrenti scambi di informazioni, associazionismo. Il corporate collecting appare di più come un insieme di realtà individuali, che non sembrano operare secondo una frequente e sistematica condivisione di obiettivi e di risorse.

 

 

La bellezza è fondamentalmente educazione; si può imparare e siamo certi che l’essere umano necessiti oggi di poter accedere al miglior nutrimento possibile. Attraverso la cultura si rinsalda la società generando equo profitto, recuperando tessuto sociale e se non ci credete fate un salto alla Fondazione Prada a Milano oppure al Mart di Rovereto oppure al CIMA di New York, alla Farnesina a Roma o al MAST di Bologna, scoprirete che attraverso l’iniziativa privata si può attivare il pubblico a superare le lentezze burocratiche per il vantaggio comune.

L’arte e la cultura sono importanti, ci liberano dall’immobilismo e dal lamento che troppo spesso ci attanaglia.

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